
Grazie Moreno! Altra discussione di jazz da ristorante lui ed io (quando non c'è Barbara non abbiamo sensi di colpa né vergogna di noi stessi e continuiamo per ore) in cui improvvisamente si fa largo l'illuminazione. «Ho capito cosa significa l'Armolodia di Coleman! Melodia- armonia- ritmo tutto si mescola insieme grazie all'atteggiamento compartecipativo dei musicisti sul palco. Non descrive una specifica attitudine esecutivo-compositiva ma piuttosto l'atteggiamento dei musicisti verso la performance e verso loro stessi».
Io faccio sì con la testa perché la cosa la so da un pezzo, ma l'avevo solo intuita. L'architetto ha costruito la frase da professionista: io da parte mia ho capito da anni che per suonare bene bisogna suonare in un gruppo in cui c'è gente simpatica. Non è così importante la qualità della preparazione musicale (tanto al nostro livello facciamo schifo comunque, chi più chi meno. Moreno no, però: è l'unico che conosco che sappia suonare bene davvero, ed è l'unico che non lo sa...)
Se si è tra gente simpatica ci si vuole bene, ci si rispetta di più, ci si aiuta: per dirla calcisticamente ci si fa qualche bel passaggio, si gode del piacere altrui nella musica.
Uri Caine diceva invece che lui ha conosciuto gruppi dove i musicisti si odiano moltissimo, non si possono sopportare. arrivano ai concerti da soli, stanno in alberghi diversi, parlano malissimo gli uni degli altri, si fanno sgarbi tremendi. Poi quando salcono sul palco questa energia rabbiosa si trasforma magicamente in un interplay eccezionale, in una magica miscela piena d'arte. Sono gruppi anti-armolodici, in questo senso, ma funzionano benissimo.
Oppure armolodici lo diventano al momento dell'incontro e ciò dimostra che l'Armologia è qualcos'altro dall'amicizia (e dimostra anche che io mi sono sempre sbagliato. Ciò spiegherebbe l'insuccesso artistico...).
Comunque si apre un nuovo argomento: jazz e approccio relazionale. Vale più la violenza o l'armonia psicologica?
Moreno cosa fai domani a pranzo?




