
Beh, non credo ci possa essere discussionen di sorta. L'arte la fanno gli artisti. I dilettanti fanno accompagnamento, musica utilitaristica, quindi artigianato.
Qualcuno dice che non si possano distinguere le due cose e che, in fondo, tutto è artigianato. Altri dicono che ogni creazione ha una componente artistica e che la discriminazione "arte è fine a sé stessa", "artigianato è utile ad uno scopo" non si giustifica.
C'è persoinop chi dice che l'rtigianato in certe occasioni è superiore all'arte per le competenze che l'artigiano deve mettere in gioco, di qualità e di rigore talemten altro da sconfinare nell'arte.
Io non lo so. Mi è simpatica l'idea che tra le due cose ci sia un differenza, un po' come tra erotismo e pornografia, ma non so se sia il caso.
Quello che so è che tutto sta nella testa del musicista stesso. Credo che chi fa non si ponga la domanda. Sono gli altri che poi appiccicano l'etichetta. C'è chi crede di essere artista e non lo è. C'è chi non si cruccia del problema e poi finisce per essere incoronato.
Io stesso mi sento artista-artigiano a momenti. Sarebbe interessante confrontare la percezione interiore che ogni musicista ha di sè nel momento in cui sta suonando. Nel mio caso è un flusso di coscienza che è una sorta di ricerca espressiva costante: vediamo come riesco a dire, suonando, questa cosa. Soggettiva della creatività. Esiste la disciplina? Inventiamola.
"Descrivi cosa pensi mentre stai suonando". Chissà se si può fare.
Io cerco di ascoltare che effetto ha il mio suono come se lo scoltassi dall'esterno, cerco di costruire un'esecuzione omogenea e discorsiva. Spesso mi trovo meglio quando sono da solo a provare più di quanto non lo sisa davanti ad un pubblico. In quel caso mi sento più portato ad applicare dei patterns. A fare qualcosa. Quando sono da solo, invece suono e basta.
POi c'è la questione: se fossi parker come la suonerrei questa cosa? c'è una componenti di emulazione e identificazione non indifferente.
E poi si inserisce la discussione sulla faccenda dell'uso delle droghe: quando lo stato di coscienza è altrerato è alterata anche la valutazione di quello che si suona, è miglirata la qualità perché l'io is ipertrofizza e le remore vengono sciolte dalla sostanza? Droga come aggeggio che mette più in contatto l'artista con il suo m9ondo interiore? In quel bel documentario si diceva che la droga toglie dalla testa la percezne dei problemi e lascia le persopne libere di frone all'arte, senza doversi preoccupare di pagare l'affitto, del mangiare, delle bassezze della vita di tutti i giorni.
L'artista è il dio che vola sopra la quotidianità. Noi salariati, appunto saremo sempre artigiani.
Qualcuno dice che non si possano distinguere le due cose e che, in fondo, tutto è artigianato. Altri dicono che ogni creazione ha una componente artistica e che la discriminazione "arte è fine a sé stessa", "artigianato è utile ad uno scopo" non si giustifica.
C'è persoinop chi dice che l'rtigianato in certe occasioni è superiore all'arte per le competenze che l'artigiano deve mettere in gioco, di qualità e di rigore talemten altro da sconfinare nell'arte.
Io non lo so. Mi è simpatica l'idea che tra le due cose ci sia un differenza, un po' come tra erotismo e pornografia, ma non so se sia il caso.
Quello che so è che tutto sta nella testa del musicista stesso. Credo che chi fa non si ponga la domanda. Sono gli altri che poi appiccicano l'etichetta. C'è chi crede di essere artista e non lo è. C'è chi non si cruccia del problema e poi finisce per essere incoronato.
Io stesso mi sento artista-artigiano a momenti. Sarebbe interessante confrontare la percezione interiore che ogni musicista ha di sè nel momento in cui sta suonando. Nel mio caso è un flusso di coscienza che è una sorta di ricerca espressiva costante: vediamo come riesco a dire, suonando, questa cosa. Soggettiva della creatività. Esiste la disciplina? Inventiamola.
"Descrivi cosa pensi mentre stai suonando". Chissà se si può fare.
Io cerco di ascoltare che effetto ha il mio suono come se lo scoltassi dall'esterno, cerco di costruire un'esecuzione omogenea e discorsiva. Spesso mi trovo meglio quando sono da solo a provare più di quanto non lo sisa davanti ad un pubblico. In quel caso mi sento più portato ad applicare dei patterns. A fare qualcosa. Quando sono da solo, invece suono e basta.
POi c'è la questione: se fossi parker come la suonerrei questa cosa? c'è una componenti di emulazione e identificazione non indifferente.
E poi si inserisce la discussione sulla faccenda dell'uso delle droghe: quando lo stato di coscienza è altrerato è alterata anche la valutazione di quello che si suona, è miglirata la qualità perché l'io is ipertrofizza e le remore vengono sciolte dalla sostanza? Droga come aggeggio che mette più in contatto l'artista con il suo m9ondo interiore? In quel bel documentario si diceva che la droga toglie dalla testa la percezne dei problemi e lascia le persopne libere di frone all'arte, senza doversi preoccupare di pagare l'affitto, del mangiare, delle bassezze della vita di tutti i giorni.
L'artista è il dio che vola sopra la quotidianità. Noi salariati, appunto saremo sempre artigiani.

