lunedì 25 febbraio 2008

Povero Satchmo, ovvero "Non mi piacciono le tribute band, IIa parte"


Ho preso coscienza del fenomeno ascoltando i Satchmo Serenaders, che riproponevano la musica di Louis Armstrong ad Ascona nel 2001. Non ricordo chi fossero i musicisti, ne faceva parte mi pare Rod Mason. Il gruppo interpretava il repertorio di Armstrong, e questo è ovvio (e oltretutto nemmeno molto diverso da quanto si fa normalmente nel jazz: la pratica dell'uso di standards è codificata nel genere musicale stesso). Il fatto discutibile era che il gruppo non riproponeva solo i pezzi registrati da Armstrong, ma gli arrangiamenti (errore filologico, perché secondo le ammissioni di Armstrong stesso, erano per lo più improvvisati) e, quello che è peggio e assolutamente arbitrario, lo "stile" di Armstrong.

Ora, proprio quest'ultima scelta è la più assurda. Suonare "alla maniera di" è una pratica molto conosciuta in ambito classico, ma rientra senza possibilità di discussione nell'ambito della parodia, quindi dell'umorismo. Come è possibile suonare alla maniera di Armstrong senza mettere in ridicolo il modello originale?E questo tanto più se l'operazione è fatta seriamente. Anzi tanto più è seria tanto più è "involontariamente" umoristica.
Come giudicheremmo un giocatore di calcio che decidesse di mettersi a giocare "alla Ronaldo"?

Come è possibile suonare alla maniera di Armstrong senza essere Armstrong? Lo si può fare seriamente con due opzioni:
a) con intento umoristico cosciente. A suo modo è un approccio serio.
b) con intento critico. Ma allora si entra nella filologia pura, nella musica classica. Non si sta più facendo jazz ma musicologia pratica. Difficilissimo: per suonare Armstrong in questo modo bisogna essere più bravi di lui, non c'è scampo.

È stato in quel momento che ho realizzato quanto il jazz classico sia in mano ai dinosauri e perché sia potuto diventare una musica vecchia. Armstrong, Django e molti altri come loro hanno suonato una musica che non potrà mai essere vecchia, perché è immortale. Nelle mani degli imitatori (che non hanno compreso il senso del jazz) invece, quella musica diventa immediatamente vecchia. Il jazz invece, secondo me è "tutto jazz classico": possiede nel suo metodo di lavoro, nel suo modo di trattare i brani, una vitalità innata e rigenerante. Questo è il mistero e il fascino del jazz.

Bisognerebbe solo adattarne la filosofia (che è eterna, cioè sempre giovane) alle nuove tecnologie e al nuovo songbook mondiale.

Il jazz classico come salvatore del jazz e della sua decadenza. In fondo è quello che è sempre successo. Altro che "Tribute band".

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