
Un concerto preoccupante, specialmente se inviti a cena la tua mamma e lei si porta le sue amiche over 70 (non è il peso, sono gli anni). Granelli e i suoi
V16 non si fanno problemi e impostano la serata con il loro progetto post ornettiano in cui il jazz diventa una sorta di installazione (avevo scritto happening ma poi l'ho cancellato perché mi vergogno ad usare una parola così vecchia), di evento magico in cui la musica cresce e si sviluppa da sola.
La stessa cosa era successa qualche sera prima per il concerto di fred frith e la sua Cosa Brava. Partitura rigidissima ma poi se gli vai a chiedere lui risponde: "Abbiamo improvvisato quasi tutto". Com'è che non ci credo?
O meglio, ci credo, ma non credo che quella musica sia poi così improvvisata. Cosa sarebbe successo se NON avessero suonato musica improvvisata? Ci sarebbe stata tanta differenza?
Non lo so, ho l'impressione che qualcuno stia barando un po'. Per come la penso io l'improvvisazione vera è vera improvvisazione. Non servono pretesti scritti in modo così complesso, oltretutto. Si dirà, occorre un canovaccio per improvvisare. Io non ne sono convinto. Il discorso comunque sta uscendo dal seminato. Ciò di cui volevo parlare è la pazienza con cui la gente più insospettabile accetta di ascoltare musica così complessa. Complessa perché? Perché succedono molte cose contemporaneamente e senza il filo della melodia, senza una scansione ritmica costante ci si sente spiazzati. Sembra di perdere contatto con il significatoa, di rimanere come messi a parte dalla comunicazione.
E invece le persone piu impensabili, le vecchiette di cui sopra, avezze a concerti di filarmoniche di paese e alle bandelle umpappà apprezzano il senso della sorpresa e sono contente di avere ascoltato musica diversa. Io sono stupito: comincio a chiedermi se a forza di ascoltare Louis Armstrong non mi sia trasformato in un tedesco babbione, vengo spiazzato dalla dsiponibilità all'ascolto e alla sorpresa del genere umano non jazzofilo.
Un tipo che non ricordo chi sia, un pianista svizzero giovane, dice che quando vede qualcuno nel pubblico muovere la testa a tempo o battere il piede capisce che sta sbagliando musica e si mette a suonare qualcosa di più sorprendente. Mi piace come idea ma mi spaventa. Io sono uno di quelli che continua a predicare ai suoi compagni di gruppo di essere contenti se vedono qualcuno del pubblico fare tap tap col piede... questa è ancora una prescrizione di Louis. Devo essere più malato di quel che penso.
Io credo ancora alla definizione di swing, sono un integralista dello swing, senza saperlo, ma è passata di moda da tempo. Eppure... Ornette Coleman ha swing! (e vai con un altro tema: Ornette Coleman suona davvero free?)
Per chiudere: il disco di granelli è interessantissimo: due cd uguali, registrato in due serate consecutive, stessa track listing, solo i tempi di esecuzione sono diversi, da quanto si puo leggere dalla copertina. Eloquentissimi elementi: la musica non è mai uguale. Questo la rende vitale. È un esempio da manuale di cosa si intenda per jazz. Jerry, mi hai convinto: non c'è altra possibilità che suonare così. Se c'è succo viene fuori da solo (dovevate ascoltare David Tronzo, ha fatto faville), se non c'è ci si annoia. In effetti non mi sono annoiato un solo minuto. Neanche al concerto di Frith.
Hanno ragione loro: il jazz tradizionale spesso distrae, è apparentemente vivace ma rinsecchito. Yes! Come una vecchia amante prevedibile che non ti fa più incazzare, mentre la tua giovane compagna ti fa sputare sangue con le sue esigenze.
Oh, yes.