giovedì 23 maggio 2024

Ricordando Aldo Sandmeier

Ciao Aldo, scriverò qualcosa di più completo in queste pagine più avanti. Ieri mi sei mancato per la prima volta. Avrei voluto farti leggere l'articolo su Linus che ho messo qui sotto. Mi sembra di sentire la tua esclamazione di soddisfazione. La vita è proprio questa grande lotta contro l'oblio. E senza di te si fa un po' fatica. Molto è andato perso. Dimenticare è un peccato. la memoria forse a volte ci rende il senso della vita, e il suo valore, soprattutto. 

Eccoti con Elmar Frey nel 2006 a Riva San Vitale, in occasione del festival di Altrisuoni. 




La Cantina di Arogno

Trovato su un vecchio Linus di agosto 1977. La reputazione della Cantina di Arogno arrivava oltreconfine: va considerato inoltre che gli altri locali proposti dal giornalista Roberto Gatti erano a Parigi, Londra (Ronnie Scott Club, 100 Club su Oxford Street e Marquee), Copenhagen, Amsterdan, Berlino ovest, Francoforte. Chissà se il Leo sapeva di avere quella concorrenza lì. 

 

 

Al 100 di Londra, tra l'altro, mi viene in mente adesso che abbiamo ascoltato i Nucleus di Jan Carr, nel marzo 1982.


venerdì 5 febbraio 2021

Abbiamo fatto anche questo

 Non sono sicuro ma mi sa che il testo l'ho scritto io. I musicisti erano Hilaria Kramer alla tromba, Moreno Pellerito alla chitarra, Stefan Schertler al contrabbasso e Santo Sgrò alla batteria. Io introducevo i brani che venivano esegiuiti prima del servizio di ogni piatto. Gran bella serata. Il grotto era pieno. Ricordo una gran chiacchierata col cuoco. Che aveva reinterpretato i piatti.

 


mercoledì 3 febbraio 2021

Un reperto storico dagli archivi di Azione

 Vediamo di riattivare il blog?

articolo sui Waveflow

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proviamo come funziona...



mercoledì 11 febbraio 2015

28 settembre 2002  c'era pitecantropi

 Un dialogo tra classica e jazz

L'ottetto di Michael Arbenz con Greg Osby venerdì sera alla Meridiana di Balerna porta alla ribalta le affinità di due mondi musicali apparentemente incompatibili

Solo qualche giorno fa, durante la conferenza stampa di presentazione della stagione jazz 2002 della RSI, Franco Ambrosetti ricordava quanto sia grande la distanza che separa il mondo della musica classica da quello del jazz. "I musicisti classici non sanno improvvisare, ed è un
peccato che questa importante forma di espressione venga trascurata nella formazione musicale accademica". Poco più di 48 ore dopo ecco che il concerto di Michael Arbenz tenutosi alla Meridiana di Balerna nell'ambito della rassegna "Pitecantropi eretti" viene in qualche modo a smentire quelle affermazioni. Arbenz e il suo gruppo, infatti sono impegnati in un tentativo di fusione di generi in cui sia gli aspetti formali classici quanto le prerogative ritmiche e improvvisative jazzistiche trovano un "modus vivendi" suggestivo ed assolutamente degno di nota. Protagonista dell'esperimento è un ottetto in cui ad una tradizionale formazione jazz (sassofono, pianoforte, contrabbasso e batteria) si unisce un altrettanto tradizionale quartetto d'archi: da ciò scaturisce un progetto musicale coerente ed originale, magari non sempre equilibrato (in particolare per le diverse caratteristiche nella dinamica sonora) ma assolutamente dignitoso e, soprattutto, straordinariamente carico di swing.

Da notare comunque che giocano a favore del risultato complessivo sia la grande preparazione dei quattro giovani musicisti classici (tre
ragazze ed un ragazzo formatisi al conservatorio di Basilea) sia la bravura dei quattro jazzmen, tra cui brilla di luce propria la stella del sassofonista americano Greg Osby. Fatte le debite proporzioni e senza esagerare, la presenza di Osby in questo gruppo può essere paragonata a quella di Ronaldo in una squadra di serie B: Osby è attualmente uno dei più quotati sassofonisti al mondo. Per chi ne conosce doti e curriculum musicale vederlo entrare in sala con la custodia del suo sax tracolla  insieme agli altri musicisti del gruppo fa certo uno strano effetto. Arbenz racconta che coinvolgerlo nel progetto e nella realizzazione del CD che ne raccoglie i frutti è stato semplicissimo.
"Sapevamo che Osby aveva già registrato in passato qualcosa di simile a quanto stavamo scrivendo. Gli abbiamo inviato la musica, poi, una telefonata. Lui ha detto, 'Okay, ci sto'. Tutto qui".

Naturalmente nel corso del concerto è proprio ad Osby che spetta la parte del leone. Da un lato per le sue composizioni cariche di un lirismo e
di un'immediatezza del tutto particolari e che mostrano di saper integrare al meglio le sonorità di una formazione così eterogenea ( il brano "The 13th street" comprende persino sezioni improvvisate in cui il suo sax alto duetta a turno con ognuno dei componenti del quartetto d'archi), dall'altro per la perfetta padronanza strumentale e la sbalorditiva lucidità matematica con cui architetta le sue improvvisazioni. Negli altri brani che compongono il repertorio, usciti dalla penna dei fratelli Arbenz e dei due giovani compositori Daniel Almada e Yosvany Quintero, la struttura musicale è decisamente più vicina alle forme astratte della musica contemporanea, ma sempre sostenuta da una intensa e incisiva pulsazione ritmica. Non è un caso, in effetti, che il brano più interessante della serata, "Evolution" di Florian Arbenz, si deva proprio alla penna del batterista. Ma complessivamente tutto è girato nel migliore dei modi, nonostante la serata di Balerna costituisse la prima tappa di una breve tournée che il gruppo intraprende in Svizzera ed in Germania. "Non avevamo mai suonato insieme prima di oggi", conferma la violoncellista. "Ognuno di noi ha provato le partiture per conto proprio e questa sera è stata l'occasione della messa a punto".

Date tali premesse si può tranquillamente affermare che la serata di Balerna si è rivelata un incredibile successo. Un unico appunto per
sottolinere che l'evento (e magari soltanto la presenza stessa di Osby) meritava un pubblico più numeroso: la qualità musicale della rassegna "Pitecantropi eretti" lo esige davvero.
 
az

Festival di Locarno, 2003